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	<title>Francesco Urru &#187; Pensieri in libertà e spunti dalla rete</title>
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	<description>Il blog per conoscere meglio Francesco Urru</description>
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		<title>IL DISINTERESSE PER LA POLITICA</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 16:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri in libertà e spunti dalla rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito ecccocosavedo.blogspot.com leggo e vi riporto quanto segue:
Spesso sentiamo dire: &#8220;Non mi interessa la politica  perché i politici sono tutti uguali e pensano  prevalentemente ai loro interessi, tanto non cambierà mai niente, io  preferisco occuparmi di altro&#8220;. Vediamo in che maniera si  favorisce questo modo di pensare e soprattutto chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/04/la-politica-non-mi-interessa.html">ecccocosavedo.blogspot.com</a> leggo e vi riporto quanto segue:</p>
<p>Spesso sentiamo dire: &#8220;Non mi interessa la politica  perché <strong><a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/08/come-sfruttare-le-differenze.html" target="_blank">i politici sono tutti uguali</a> e pensano  prevalentemente ai loro interessi, tanto non cambierà mai niente, io  preferisco occuparmi di altro</strong>&#8220;. Vediamo in che maniera si  favorisce questo modo di pensare e soprattutto chi ci guadagna da un  atteggiamento di questo tipo su scala generale.</p>
<p>Per  favorire questo atteggiamento la popolazione deve sentirsi esclusa  dalle decisioni del paese, <strong>gli devono mancare gli strumenti  necessari per farsi un idea critica</strong> e completa sui problemi e  sulle soluzioni del paese e <strong>devono mancare anche gli strumenti  per partecipare direttamente ai cambiamenti che vuole vedere</strong>. <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/08/le-soluzioni-del-mondo.html" target="_blank">Devono mancare le informazioni critiche necessarie per  valutare ogni singolo problema con una visione d&#8217;insieme</a>. Le fonti  d&#8217;informazione che arrivano a tutti, quelle che possono aggregare le  idee e produrre un consenso ampiamente condiviso devono essere  esclusivamente quelle dei media. <strong>Tutti conoscono la versione  ufficiale dei media che produce un senso comune generalizzato, però  nessuno può avere una visione d&#8217;insieme delle singole idee spontanee dei  cittadini.</strong></p>
<p><a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/03/il-voto-nei-paesi-democrazia.html" target="_blank">Tutto quello che la popolazione può fare, per legge</a>,  è <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/03/sfruttare-le-ideologie-politiche.html" target="_blank">scegliere l&#8217;immagine di una persona, un simbolo o un  partito e delegare il potere a questa persona per un certo numero di  anni</a>. Il partito avrà anche la facoltà di creare alleanza, stringere  accordi, sciogliersi in altri partiti. Noi dobbiamo aspettare sperando  che qualcosa vada bene e fidarci. <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/limportanza-di-non-uniformarsi.html" target="_blank">Se vediamo che non abbiamo la possibilità di arrivare a  delle soluzioni definitive per il paese e questa facoltà di scelta non  ci risolve i problemi mutevoli che abbiamo</a> momento per momento, <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/02/cap4-isolare-le-idee-libere.html" target="_blank">allora perdiamo interesse, ci rassegniamo e andiamo  verso la passività sociale.</a></p>
<p>Se le persone  che vorrebbero scegliere in maniera intelligente, accurata, approfondita  diminuiscono perché perdono interesse per la politica e non partecipano  più in nessuna maniera ai problemi collettivi e se invece <strong>aumenta  la maggioranza relativa delle persone che non hanno interesse, quelle  che <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/01/cap2-proporre-modelli-di-pensiero.html" target="_blank">scelgono in maniera superficiale, seguendo il senso  comune o gli istinti superficiali</a></strong>&#8230; chi ci guadagna?<br />
Disinteressarsi  alle attività collettive e politiche da vantaggio a chi può controllare  i media, a chi può arrivare su larga scala a quella fascia di  popolazione che <em><a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/02/sfogarsi-contro-chi-e-sfruttato-non-e.html" target="_blank">sceglie in maniera superficiale ed è quindi più  manipolabile dal sentito dire, dal senso comune o dagli istinti più  primitivi del branco&#8230;</a> <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/02/non-reagiamo-alle-provocazioni-dei.html" target="_blank">la parte della popolazione che più facilmente è  influenzabile dai media.</a></em></p>
<p>Istat 2009: LA PARTECIPAZIONE POLITICA<br />
Differenze  di Genere e Territoriali</p>
<p><strong>Il 23,3% della  popolazione di 14 anni e più non si informa <span style="text-decoration: underline;">mai</span> di politica.</strong> Si tratta, in valori assoluti, di quasi 4 milioni di uomini e di 7  milioni 847 mila donne. La televisione è il canale di informazione che  in assoluto viene utilizzato di più (93,5%). <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2010/01/cap3-la-televisione-non-impone.html" target="_blank">La televisione è il canale informativo che, da solo o  con altri canali, è presente nelle scelte di informazione più diffuse.</a> <strong>Per il 23% dei cittadini che si informano di politica, inoltre,  è anche l’unico.</strong></p>
<p>FONTE: <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100308_00/testointegrale20100308.pdf" target="_blank">ISTAT</a><br />
<span style="color: #ff0000;">Condivido in pieno le considerazione espresse dall&#8217;autore ed aggiungo che è ora di riprendere ad interessarci tutti della politica.</span></p>
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		<title>LA BELLEZZA DI UNA DOMANDA.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 10:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri in libertà e spunti dalla rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal blog &#8220;ilrenudo&#8221; leggo e vi riporto questo interessante post che ci invita ad una profonda riflessione.
LA BELLEZZA DI UNA DOMANDA
Durante il faccia a faccia televisivo tenutosi  lo scorso 15 Aprile a Manchester tra i 3 candidati premier del Regno  Unito (Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg), un ragazzo ebreo, con  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://ilrenudo.myblog.it/archive/2010/04/19/la-bellezza-di-una-domanda.html">Dal blog &#8220;ilrenudo&#8221; leggo e vi riporto questo interessante post che ci invita ad una profonda riflessione.</a></h3>
<h3><span>LA BELLEZZA DI UNA DOMANDA</span></h3>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><span style="font-size: small;">Durante il faccia a faccia televisivo tenutosi  lo scorso 15 Aprile a Manchester tra i 3 candidati premier del Regno  Unito (Gordon Brown, David Cameron e Nick Clegg), un ragazzo ebreo, con  tanto di Kippah in testa, ha posto una domanda molto seria ai tre  aspiranti “Prime Minister”: “Cosa fareste, se eletti, per migliorare la  scuola pubblica? Con l&#8217;attuale sistema scolastico noi studenti facciamo  troppi esami e gli insegnanti non sono liberi di insegnare come  vorrebbero”. Le risposte dei 3 candidati non hanno soddisfatto il  giovane diciassettenne Joel Weiner (questo il nome del ragazzo) che è  finito su tutti i giornali proprio per essere riuscito a mettere in  crisi i tre politici con una domanda semplice, diretta e ben posta.  L&#8217;ultimo dibattito televisivo in Italia risale ormai all&#8217;Aprile del  2006, il famoso “duello” Berlusconi-Prodi. Recentemente Bersani ha  proposto al Premier un duello in Tv ma Berlusconi ha rifiutato, forse è  troppo impegnato, tant&#8217;è che anche la legge sul “Legittimo impedimento”  serve proprio a questo: a saltare i processi a causa degli “impegni  istituzionali” che guarda caso decide lui quando fissare. In Italia i  politici non amano i dibattiti <span style="font-style: normal;">televisivi  e nemmeno i giornalisti che fanno domande. Il giornalista tipico  italiano è un diverso modello di “reggi-microfono”: il politico parla e  il giornalista deve semplicemente “reggere”. Sarà che forse all&#8217;estero  non hanno niente da nascondere? In Gran Bretagna Gordon Brown stava  calando a picco nei sondaggi ben prima del faccia a faccia in Tv ma non  per questo si è rifiutato di presentarsi davanti ai cittadini. L&#8217;idea  che un politico non debba mai rendere conto a nessuno del proprio  operato appartiene solo al nostro Paese. Il pubblico in studio nel 2006  non era presente al duello Berlusconi-Prodi, nello studio inglese di  Manchester invece sì, c&#8217;era un pubblico selezionato ma presente e  addirittura le domande sono state poste senza intermediari tra il  cittadino e il politico. Questo per noi è inconcepibile! Addirittura  Prodi e Berlusconi nel 2006 volevano conoscere in anticipo le domande  che gli sarebbero state poste in modo tale da potersele preparare con  comodo a casa, sul divano in pantofole magari. La forza di una domanda  può essere dirompente, può spezzare il silenzio e accendere le menti e  questo i nostri politici lo sanno bene, ecco perchè stanno sempre bene  attenti ad evitare le domande e spesso infatti, noi italiani, scambiamo  le dichiarazioni per interviste. Nelle interviste c&#8217;è uno che fa domande  e l&#8217;altro che risponde, noi invece ascoltiamo solo “dichiarazioni  unilaterali”. Uomini come Piero Ricca in Italia vengono definiti come  “comunisti”, “terroristi mediatici”, “stronzi” (fonte: Marcello  Dell&#8217;Utri), quando invece tutti noi dovremmo essere informati o  informarci da soli e andare a porre domande in maniera educata ma  decisa, dovremmo andare a mostrare il conto delle operazioni fatte dal  governo, delle promesse fatte e non mantenute, delle balle raccontate e  mai smentite dall&#8217;”informazione”, e coloro che dovrebbero informare  dovrebbero farlo nel senso più letterale possibile del termine ovvero  “in-formare”, “formare dentro”, “raccontare i fatti che ci formano  dentro e che formano le nostre opinioni”. Ma per sapere devi essere  curioso, devi chiedere, domandare e pretendere una risposta. Ecco, forse  siamo proprio questo tipo di Paese: non il Paese delle domande ma il  Paese delle risposte. Le domande qui non sono gradite.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal;"><span style="font-size: small;">“Giudica un uomo dalle sue  domande più che dalle sue risposte” (Voltaire)</span></p>
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		<title>&#8220;Oggi la casta dei corrotti fa quadrato&#8221;</title>
		<link>http://www.villaurbana.net/francesco/?p=20</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 23:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri in libertà e spunti dalla rete]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Piercamillo Davigo di Marco Travaglio:
&#8220;Si ruba di più ma i partiti non mandano a casa nessuno&#8221;

Piercamillo Davigo, lei oggi è giudice di Cassazione, ma 18 anni  fa era una delle punte di diamante del pool Mani Pulite. Si  respira di nuovo l’aria di quel momento magico?

Segnali ce ne sono, ma è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2440313&amp;title=2440313">Intervista a <strong>Piercamillo Davigo</strong> di <em>Marco Travaglio:</em></a></h2>
<p><strong>&#8220;Si ruba di più ma i partiti non mandano a casa nessuno&#8221;<br />
</strong><br />
<strong>Piercamillo Davigo, lei oggi è giudice di Cassazione, ma 18 anni  fa era una delle punte di diamante del pool <em>Mani Pulite</em>. Si  respira di nuovo l’aria di quel momento magico?<br />
</strong><br />
Segnali ce ne sono, ma è presto per dirlo. In fondo, quando fu arrestato  <strong>Mario Chiesa </strong>il 17 febbraio 1992, non era la prima  volta che veniva preso un pubblico amministratore in flagranza di  tangente. <em>Mani Pulite </em>ci insegnò che la corruzione è un  fenomeno seriale e diffusivo: quando ne trovi uno con le mani nel sacco,  di solito alle sue spalle ce ne sono molti altri e non è la prima volta  che lo fa. Poi, se si riesce o meno a risalire al sistema che c’è  dietro, dipende dalle circostanze storiche.</p>
<p><strong>Quelle attuali sono propizie?<br />
</strong><br />
Nel 1992 uno dei fattori decisivi fu che erano finiti i soldi e gli  imprenditori non potevano più pagare un sistema politico che non dava  più nulla in cambio. I vincoli europei di Maastricht erano strettissimi e  impedivano allo Stato di fare altri debiti per mantenere la spesa  pubblica con acquisti di beni e servizi. L’Italia era alla bancarotta,  la lira svalutò (o le altre monete rivalutarono, come disse il premier <strong>Amato</strong>)  e uscì dal Sistema monetario europeo. Oggi mi pare che la spesa  continui a crescere dilatando il debito con la scusa della crisi  internazionale. Diciotto anni fa la crisi era solo italiana e non si  poteva dare la colpa agli altri.</p>
<p><strong>Altre differenze fra allora e oggi?<br />
</strong><br />
All’inizio i partiti scaricavano i soggetti che venivano via via  arrestati, descrivendoli come mariuoli isolati, singole mele marce. E  quelli, sentendosi mollati, ci dissero: &#8220;Ah sì, mela marcia io? Allora  vi racconto il resto del cestino&#8221;. E venne giù tutto. Oggi mi pare che i  partiti continuino a difendere i propri uomini che finiscono nei guai, o  almeno il sistema nel suo complesso. La casta fa ancora quadrato,  nessuno viene scaricato.</p>
<p><strong>Eppure i partiti sono tanto arroganti nell’occupare il potere  quanto deboli e dilaniati all’interno e lontani dalla gente.<br />
</strong><br />
Non so, non mi occupo di politica. Ma nel ’92 era entrata in crisi la  forma-partito come strumento di aggregazione del consenso. Oggi non sono  più i partiti ad aggregare il consenso, ma l’informazione, o meglio la  disinformazione a essi sottostante. Nel ’92 giornali e tv raccontavano i  fatti, e i fatti superavano i commenti perché parlavano da soli; oggi  molto spesso i fatti vengono nascosti, filtrati e manipolati da un  sistema mediatico ferreamente controllato. Il commento fuorviante  prevale sulla cronaca, relegata in posizioni marginali per consentire ai  media di parlar d’altro.</p>
<p><strong>Si riferisce a qualche episodio in particolare?<br />
</strong><br />
Ci vorrebbe un’enciclopedia. Ultimamente, dopo 18 anni passati a  sentirmi dare della toga rossa e del comunista, ho scoperto di essere un  agente della <em>Cia</em> e di aver fatto <em>Mani Pulite </em>per  ordine degli americani. Almeno nelle diffamazioni ci vorrebbe un po’ di  coerenza.</p>
<p><strong>Nel 1992 la corruzione costava agli italiani 5 miliardi di euro  all’anno. Oggi 40 per la Banca Mondiale e 60 per la Corte dei Conti. Si  ruba di più?</strong></p>
<p>Sicuramente più di quanto risulti dalle statistiche. La corruzione ha  alcune caratteristiche della mafia, fra cui la sommersione. E’ nella sua  natura. Non si consuma di fronte a testimoni; è un reato a vittima  diffusa, non viene subita da una persona fisica che abbia l’interesse a  denunciarla; e le pratiche comprate sono proprio le più &#8220;a posto&#8221;, le  più curate; se a ciò aggiungiamo le leggi fatte apposta per impedirci di  scoprirla e di reprimerla, il clima in cui operano i magistrati e lo  sfascio della giustizia non impedito e talora accentuato da parte di  tutti i legislatori che si sono trasversalmente avvicendati in questi 18  anni, mi domando perché mai la corruzione dovrebbe emergere.</p>
<p><strong>Ecco, il clima. La magistratura sembra molto più pavida,  rispetto al ’92.</strong></p>
<p>No, tutto sommato, nonostante i violentissimi attacchi, ha tenuto. Anzi  negli anni Ottanta, quando subì il referendum sulla responsabilità  civile dopo le prime indagini sulla corruzione e il crimine organizzato,  ne uscì a pezzi. Oggi è molto più corazzata. Grazie a Dio, gli attacchi  hanno investito non solo i pm, ma tutti i giudici di ogni grado, fino  alle sezioni unite della Cassazione. E ci hanno tenuti uniti. Poi certo,  ci sono quelli che non cercano rogne. Ma sono controbilanciati da altri  che si impegnano molto. Il fatto che in tutta Italia ci siano ancora  tante inchieste e processi sui reati dei colletti bianchi, nati quasi  sempre da iniziative dei pm e quasi mai dalle forze di polizia (che non  hanno le nostre guarentigie di indipendenza dal potere politico)  dimostra che siamo riusciti nell’intento che un giorno mi enunciò <strong>Mario  Cicala</strong>: tenere insieme le pattuglie dei samurai e il resto  della truppa, rallentando un po’ i primi e spingendo avanti la seconda.</p>
<p><strong>Infatti vogliono staccare la polizia giudiziaria dal pm.<br />
</strong><br />
Incostituzionale. L’articolo 109 della Costituzione dice che &#8220;l’Autorità  giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria&#8221;.L’avverbio  &#8220;direttamente&#8221; vuol dire senza la mediazione del governo. Ma a certuni  non va bene nemmeno il verbo &#8220;dispone&#8221;&#8230;<strong><br />
</strong><br />
<strong>Come si ripercuote sulle indagini il clima creato dai politici?</strong></p>
<p>La corruzione, come la mafia, crea relazioni con altissime capacità di  inquinare le prove: basta un’occhiata per indurre qualcuno a raccontare  le cose in un modo anziché in un altro e modificare così le ipotesi di  reato fino a renderle non penalmente perseguibili, viste le norme  farraginose che abbiamo. Una normativa chiara e semplice potrebbe venire  dal recepimento della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla  corruzione, ma l’Italia, dopo averla firmata nel 1999, non l’ha mai  ratificata. Per tutti questi motivi, non si può indagare su un caso di  corruzione se i protagonisti comunicano fra loro. Ma le campagne contro  le presunte &#8220;manette facili&#8221; hanno sortito l’effetto che oggi si arresta  molto meno, dunque molte indagini vengono irrimediabilmente inquinate e  muoiono lì. Gli indagati fingono di collaborare, ti dicono solo quel  che non possono negare e spesso te lo raccontano a modo loro, dopo aver  concordato versioni di comodo con i complici. Nel sistema ci sono meno  smagliature in cui infilarsi per scoprire la verità.</p>
<p><strong>Quali sono le leggi più dannose degli ultimi anni?</strong></p>
<p>Le sole che rendevano più facile la scoperta e il perseguimento di  questi reati derivano da convenzioni internazionali. Però in sede di  ratifica sono state comunque depotenziate. Esempio: è stata introdotta  la confisca per equivalente del prezzo, ma non del profitto di reato. La  legge, come ha confermato una recente pronuncia della Cassazione a  sezioni unite in materia di peculato, non consente la confisca dei beni  per l’equivalente del profitto sottratto (a meno che, si capisce, non si  trovi il bottino). Si può soltanto confiscare l’equivalente del prezzo  del reato. Come portar via al rapinatore l’equivalente della paga avuta  per compiere una rapina, ma non la refurtiva. Le leggi più dannose sono  quella del centrosinistra sui reati fiscali e quella del centrodestra  sul falso in bilancio.</p>
<p><strong>La prima è quella varata sotto il governo Amato nel 2000?</strong></p>
<p>Esatto: punisce l’uso di fatture per operazioni inesistenti solo se  superano una certa soglia e se si riverberano sulla dichiarazione dei  redditi: basta portare spese gonfiate o inventate fra i costi non  deducibili, e non fra quelli detraibili, e si ottengono risorse fuori  bilancio senza più commettere reato.</p>
<p><strong>Poi c’è la riforma del falso in bilancio del 2001, governo  Berlusconi.</strong></p>
<p>Hanno abbassato le pene e dunque la prescrizione: impossibile fare i  processi in tempo utile. Poi hanno introdotto soglie di non punibilità  altissime: la &#8220;modica quantità&#8221; di fondi neri, come per la droga. Ma  soprattutto, per le società non quotate, il reato è perseguibile se la  parte offesa, creditore o azionista, sporge querela contro gli  amministratori. Mai visto processi per falso in bilancio scaturiti dalla  denuncia del socio di maggioranza, che di solito è il mandante e il  beneficiario del reato (altrimenti, invece di denunciare  l’amministratore, lo caccia). Quanto al socio di minoranza, se anche  sporge denuncia, è facile fargliela ritirare risarcendogli il danno  subìto, o anche di più. Stabilire la perseguibilità del falso in  bilancio a querela dell’azionista è come stabilire la perseguibilità del  furto a querela del ladro. E il creditore, l’unico che potrebbe  denunciare, come fa a sapere che i bilanci sono falsi?</p>
<p><strong>Niente processi per falso in bilancio, niente processi per  corruzione?</strong></p>
<p>Bè, chi vuol corrompere qualcuno deve avere dei fondi neri, cioè deve  truccare i bilanci. Dietro un falso in bilancio molto spesso si  nascondono tangenti. Poi hanno depenalizzato l’abuso d’ufficio non  patrimoniale e abbassato le pene per quello patrimoniale, vietando la  custodia cautelare. Raramente un pubblico amministratore tarocca una  pratica così, per sport: se lo fa, spesso, è perché qualcuno lo paga per  essere favorito. Ai tempi di <em>Mani Pulite </em>dicevamo che gli  abusi d’ufficio erano spesso corruzioni di cui non avevamo ancora  scoperto la tangente. Quel reato era utilissimo per mettere le mani  nelle pratiche abusive e di lì iniziare a indagare su quel che c’era  dietro. Ora è impossibile.</p>
<p><strong>E i danni dell’ex Cirielli?</strong></p>
<p>Oltre a ridurre le prescrizioni e a mandare in fumo decine di migliaia  di processi in più, ha sortito un effetto spesso ignorato: prima, se un  corrotto prendeva tangenti per 10 anni, tutte le mazzette rientravano in  un unico disegno criminoso e l’istituto della continuazione gli  dimezzava la pena: ma la prescrizione decorreva dall’ultima tangente  intascata. Con l’ex Cirielli invece ogni tangente fa storia a sé ed  evapora dopo 7 anni e mezzo. Se anche il processo comincia subito dopo  l’ultima, quelle dei primi due anni e mezzo sono già prescritte e le  altre si prescrivono a scalare. Alla fine non rimane praticamente nulla.</p>
<p><strong>Ora il Parlamento tenta di blindarsi con l’immunità  parlamentare. S’è convertito anche Luciano Violante. Dice che la Legge  rischia di abbattere il Voto, la magistratura di alterare l’equilibrio  democratico-elettorale. Paragona i magistrati ai leoni che vogliono  scalare il trono del re.</strong></p>
<p>Mi pare una sciocchezza. Noi non abbiamo scalato un bel nulla. E poi è  la legge che dà il voto. Senza legge non c’è voto. Non ho mai capito che  senso abbiano i discorsi sul primato della politica: il primato, in uno  Stato di diritto, è della legge. Sopra tutto c’è la Costituzione. Non  si cambiano le regole contro la Costituzione.</p>
<p><strong>Infatti vogliono cambiare la Costituzione.</strong></p>
<p>E devono fare molta attenzione, perché non possono cambiarla come pare a  loro. I principi generali scritti nella prima parte non si toccano.  Prendiamo l’articolo 2: &#8220;La Repubblica riconosce e garantisce i diritti  inviolabili dell’uomo&#8221; eccetera. Li riconosce perché sono preesistenti,  dunque anche se a qualcuno viene in mente di scrivere il contrario in un  nuovo articolo 2, non bastano le procedure e le maggioranze previste  dal 138 per farlo.</p>
<p><strong>Possono esistere leggi costituzionali incostituzionali?</strong></p>
<p>Certamente, la Corte costituzionale l’ha affermato più volte. E comunque  l’Europa certe sconcezze non le consentirebbe.</p>
<p><strong>Vale anche per l’immunità parlamentare?</strong></p>
<p>Certo: anche l’articolo 3, cioè il principio di eguaglianza, è un  principio immutabile. Eventuali deroghe devono essere eccezionali, ben  definite, limitate e basate su altri principi di rilievo costituzionale.  Non si può stabilire nemmeno con legge costituzionale che qualcuno è  più uguale degli altri. L’autorizzazione a procedere come la immaginano  certuni riprenderebbe non lo spirito del vecchio articolo 68, ma la  lettura che se ne fece per quarant’anni fino al ‘93: non come una difesa  dell’autonomia del Parlamento, ma come scudo spaziale per qualunque  delitto della casta. E poi, là dove ha senso, cioè per le opinioni  espresse e i voti dati, l’immunità c’è già (e viene fin troppo dilatata,  abbracciando anche gli insulti che questo o quel politico lancia in tv o  per strada). Non c’è bisogno di altro. I Padri costituenti non avevano  certo concepito l’autorizzazione a procedere per fermare indagini e  processi per reati gravi, comuni ed extrafunzionali. Ma solo per  eventuali fattispecie delittuose legate alle funzioni, all’attività  politica. Non pensavano certo alla corruzione, alla truffa, alla mafia.</p>
<p><strong>Si spieghi meglio.<br />
</strong><br />
Io trovo giusto che non si possa arrestare un parlamentare prima del  processo senz’autorizzazione della Camera di appartenenza. Trovo invece  irragionevole l’autorizzazione del Parlamento per le intercettazioni e  le perquisizioni: sono atti a sorpresa, come si fa ad avvertire prima  l’intercettando o il perquisendo? Tanto vale dire che i parlamentari non  si possono intercettare né perquisire.</p>
<p><strong>Dunque niente ripristino dell’autorizzazione a procedere?</strong></p>
<p>Gliel’ho detto, non mi occupo di politica. Se la maggioranza pensa di  avere la forza di reintrodurla, lo faccia. Invece stanno cercando i voti  dell’opposizione per raggiungere i due terzi ed evitare il referendum  popolare. Il che la dice lunga su quanto credono nella condivisione dei  loro propositi da parte dei cittadini.<br />
<strong><br />
Il legittimo impedimento le pare legittimo?<br />
</strong><br />
Da un lato mi pare inutile: come può un giudice negare la legittimità di  un impedimento del premier? Sempreché esista davvero, è ovvio. Se  invece significa un rinvio automatico per ordine del governo, la legge è  incostituzionale: i giudici non possono prendere ordini dal governo.</p>
<p><strong>Dicono: non si può fare l’imputato e governare.</strong></p>
<p>Giusto. Allora i casi sono due: o si concordano le date delle udienze  nei momenti liberi da impegni di governo, almeno per quelle in cui si  trattano questioni legate alla posizione del governante; oppure basta  dimettersi. Quando Clinton fu tratto in giudizio da Paula Jones, che  sosteneva di avere subìto molestie, lui chiese alla Corte Suprema di  esentarlo dal sottoporsi all’ispezione corporale su un suo particolare  anatomico. La Corte gli disse di scordarselo: poteva fare l’esame alla  Casa Bianca, ma doveva farlo come ogni altro imputato. E non si può dire  che il presidente degli Stati Uniti abbia meno da fare del presidente  del Consiglio italiano. In altri paesi questi discorsi sono  inimmaginabili. Non è questione di regole, ma di costume.</p>
<p><strong>Obiettano che un politico viene bloccato da un processo e poi  magari risulta innocente.</strong></p>
<p>A parte che non ricordo politici bloccati da processi, i processi si  fanno appunto per stabilire se uno è colpevole o innocente. Si sa dopo,  non prima. Spesso però i processi evidenziano fatti che dovrebbero  bastare e avanzare perché l’imputato si metta da parte. Le scelte  politiche ed etiche sono molto diverse dai nostri criteri di valutazione  della prova. Se vado al ristorante e mi avveleno, non aspetto la  condanna del ristoratore: cambio subito ristorante. Se un tizio viene  rinviato a giudizio o condannato &#8220;solo&#8221; in primo grado per pedofilia,  non vedo perché dovrei fargli accompagnare mia figlia a scuola. La  prudenza non c’entra con la presunzione di non colpevolezza. In casi  simili la Chiesa usava un brocardo: &#8220;Nisi caste, saltem caute&#8221;. Se non  riesci a essere casto, sii almeno cauto. Qui invece si fa l’apologia dei  reati. Una volta, nei partiti, valeva la regola che si perdonava di  tutto in camera caritatis, ma quando si veniva scoperti si andava a  casa: per mancanza di cautela. Ora non va più a casa nessuno, nemmeno se  viene preso con le mani nel sacco, nemmeno se viene condannato in via  definitiva. L’unica reazione è: &#8220;Embè?&#8221;. Poi qualcuno si meraviglia se  continuano a prendere mazzette: e perché dovrebbero smettere?</p>
<p><strong>Dicono: così fan tutti.</strong></p>
<p>Ugo Tanassi quando fu pizzicato nello scandalo Lockheed: parlò di  &#8220;delitto politico&#8221;. Io ero molto giovane e rimasi di sasso. Poi capii:  lo facevano in tanti. Ma almeno non gli perdonarono di essersi fatto  scoprire e lo misero da parte.</p>
<p><strong>L’hanno ripetuto per la beatificazione di Craxi: rubano tutti.</strong></p>
<p>Quando sento questa frase, mi vien voglia di ribattere: &#8220;Ah sì, ruba  anche lei?&#8221;. Quello risponderà: &#8220;No&#8221;. &#8220;Ecco, vede? Siamo almeno in due  che non rubiamo&#8221;…<img src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/52530/illustr_davigo_primop.jpg" alt="" width="250" height="182" /></p>
<p>Da <em>il Fatto Quotidiano </em>del 17 febbraio</p>
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		<title>Il popolo che dice basta</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Impegno Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri in libertà e spunti dalla rete]]></category>

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13 novembre 2009
Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese. Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione. Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite. Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/post/2379637.html" target="_blank"><br />
<img class="aligncenter" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/adpersonam120.gif" border="0" alt="" /></a></p>
<div><strong>13 novembre 2009</strong></div>
<p>Noi speriamo che qualcuno lassù – Montecitorio, il Quirinale – sia stato avvertito della protesta che sale nel paese. Una tempesta di messaggi che intasano Internet e i pochi giornali di opposizione. Tutti dicono la stessa cosa: basta, è stato superato il limite. Basta con l’ennesimo provvedimento ad personam, il diciannovesimo in quindici anni. Basta con i trucchi e con il ricorso a tutti i possibili imbrogli legislativi per consentire l’impunità di un premier che se ne frega di tutto e di tutti. Basta con le leggi che per salvare uno soltanto cancellano centinaia di migliaia di processi. Assicurano la prescrizione a fior di corrotti e corruttori. E, forse, lasceranno senza giustizia le vittime di grandi tragedie del lavoro e i loro familiari. Basta con l’ingiustizia che risparmia i reati dei potenti e si accanisce sempre contro i poveri cristi. Basta con il Parlamento svilito, svuotato, usato solo per soddisfare le necessità del padrone. Basta con le istituzioni costrette a dare retta ai continui espedienti degli avvocati e legulei dell’impunito. Basta con i domestici e i ruffiani adeguatamente ricompensati con incarichi parlamentari e ministeriali ; e con gli inquisiti per camorra candidati alla guida della regione più inquinata dalle cosche e dai veleni. Basta con il disprezzo per la Costituzione e con gli incessanti tentativi di abbatterla a spallate. Possibile che una intera nazione debba essere tenuta in ostaggio da gente simile? Quali altre mascalzonate dovremo sopportare ancora? Quante umiliazioni dovrà subire la nostra povera democrazia prima che il basta di tanti e tanti arrivi lassù in alto?<br />
<em><br />
da Il Fatto Quotidiano n°45 del 13 novembre 2009</em></p>
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		<title>ABC Dell’Intelligenza Collettiva</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:06:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Pensieri in libertà e spunti dalla rete]]></category>

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		<description><![CDATA[ABC Dell’Intelligenza Collettiva
Questi strumenti misteriosi

Abbiamo già visto che se vogliamo veramente partecipare alle questioni della società moderna allora dobbiamo agire senza uniformarsi. Ma come sono fatti questi strumenti misteriosi e utopistici per cooperare nella diversità?
Immaginiamo un paese dove la maggior parte delle persone vive un ingiustizia comune e le risorse generali possono essere gestite solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/08/abc-dellintelligenza-collettiva.html">ABC Dell’Intelligenza Collettiva</a></h3>
<h2>Questi strumenti misteriosi</h2>
<p align="justify"><a href="http://lh5.ggpht.com/_3cik7qV0Lkg/So70_k906uI/AAAAAAAABBo/PVel7yPEKnQ/s1600-h/abc4.gif"><img style="border-width: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="abc" src="http://lh5.ggpht.com/_3cik7qV0Lkg/So70_61HPmI/AAAAAAAABBs/bJZcXSgl80I/abc_thumb2.gif?imgmax=800" border="0" alt="abc" width="299" height="251" /></a></p>
<p align="justify">Abbiamo già visto che se vogliamo veramente partecipare alle questioni della società moderna allora dobbiamo <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/limportanza-di-non-uniformarsi.html" target="_blank">agire senza uniformarsi</a>. Ma <strong>come sono fatti questi strumenti misteriosi e utopistici per cooperare nella diversità?</strong></p>
<p align="justify">Immaginiamo un paese dove la maggior parte delle persone vive un ingiustizia comune e <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/05/soluzione-al-capitalismo.html" target="_blank">le risorse generali possono essere gestite solo da pochissimi</a>. Le informazioni che arrivano ai singoli cittadini sono <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/cancellare-una-parte-della-realta.html" target="_blank">filtrate dell’alto</a>. <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/05/controllare-le-masse-3-dividere.html" target="_blank">La popolazione è tenuta divisa</a> in <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/pensiamo-alle-soluzioni-non-ai-partiti.html" target="_blank">fedi, partiti e ideologie varie</a>, e distratta dalle questioni fondamentali. <strong>La soluzione a questi problemi comuni richiede sempre la coordinazione di una certa quantità di risorse e la diffusione di consapevolezza e competenza.</strong> Nei tempi antichi, le risorse sparse per il paese non potevano essere facilmente coordinate, e anche se qualcuno aveva la competenza necessaria, difficilmente poteva diffonderla. Quindi i problemi dello sfruttamento di intere popolazioni richiedevano dei lunghi periodi per essere risolti. Oggi c’è la rete. Se in un paese del nord Italia c’è un gruppetto di persone che sanno organizzarsi perfettamente e muoversi sul territorio, al centro un gruppetto piccolissimo che sa fare molto bene informazione e lontano, al sud, una persona sola che conosce la soluzione migliore… <strong>Cosa accade se queste persone hanno la possibilità di comunicare insieme e insegnare le reciproche competenze? </strong>Si crea la capacità di risolvere, istante per istante, i problemi comuni: <a href="http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/intelligenza-collettiva.html" target="_blank">L’Intelligenza Collettiva</a>. Tutto qua.</p>
<p align="justify"><a href="http://lh4.ggpht.com/_3cik7qV0Lkg/So71ASdQTSI/AAAAAAAABBw/5r7DbIgi6ZY/s1600-h/creative_play14.jpg"><img style="border-width: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto;" title="creative_play1" src="http://lh4.ggpht.com/_3cik7qV0Lkg/So71AzZWrAI/AAAAAAAABB0/0rVjZ1KCuJg/creative_play1_thumb2.jpg?imgmax=800" border="0" alt="creative_play1" width="301" height="272" /></a></p>
<p align="justify">Accade che, semplicemente, sempre più persone acquisiscono competenza. Competenze su come insegnare a usare la rete, come fare informazione e diffonderla, come attuare certe soluzioni, come migliorarle ed adattarle a seconda degli eventi… tutto ciò avviene in un ambiente dove, anche una sola persona, se conosce un modo migliore del precedente può divulgarlo immediatamente a beneficio di tutti e raffinare sempre più gli strumenti comuni. Una moltitudine non uniforme che conosce sempre meglio il problema, che sa come diffondere queste conoscenze e come attuare le soluzioni, è un gruppo intelligente e coordinato. <strong>Ha tutte le facoltà necessarie per porre fine al problema.</strong> E’ solo questione di tempo e la soluzione arriverà. Sta a noi, se vogliamo, attivarci per avvicinare qual momento.</p>
<p align="justify">Avete immaginato questi strumenti? <strong>Ecco, tutti questi strumenti esistono già, aspettano solo che noi incominciamo a conoscerli…</strong></p>
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